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Le Bagnanti

di Tozzi Mario

n.d.

Le Bagnanti
Incisione acquarellata a mano dall’artista

Dimensioni carta: 39 x 53 cm
Dimensioni incisione: 16 x 25 cm

Numero 2/20

Certificato di garanzia

Mario Tozzi (Fossombrone 1895 - Parigi 1978), trascorsa l'infanzia a Suna sul lago Maggiore, abbandona gli studi scientifici per la pittura, formandosi dal 1913 ai corsi di Majani e Terzi presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna, accanto a Morandi, Licini e Pozzati. Compone figure e paesaggi in ambito naturalista. Nel 1915 conquista il premio del Ministero dell'Istruzione Pubblica. Partecipa alla prima guerra mondiale. Nel 1919 sposa Marie Thérèse Lemaire e nel 1920 si stabilisce a Parigi riannodando il sodalizio con Licini ed entrando in contatto con gli artisti dell'avanguardia italiana nella capitale francese. Attorno al '20 si situa una serie di vedute parigine. Tozzi rimane legato alla cultura italiana scrivendo per "La fiera letteraria". Espone regolarmente al Salon d'Automne, al Salon des Indépendants e alle Tuileries. Dipinge intensamente col gusto di una "divina proporzione" mai archeologizzante e sempre attenta ai dati sensibili, nell'ambito di un realismo dapprima quasi fotografico, poi più sintetico. La critica sosterrà con continuità il suo "classicismo attivo", in particolare le voci di Waldemar George e di Eugenio D'Ors. Del 1921 è il dipinto "Après le bain" che denota un certo manierismo. Di M.Campigli la presentazione della personale del collega a Pallanza nel 1923. Nel 1924 Tozzi espone due opere alla Biennale di Venezia. Nel 1925 si associa al gruppo milanese di Novecento col quale espone alla Galleria Scopinich e alla Galleria Pesaro. Nel 1926, avvocando con chiarezza per sé e per i colleghi connazionali l'identità italiana come una bandiera, con gli "Italiens de Paris" Campigli, Severini, De Chirico, De Pisis, Paresce e Savinio fonda il "Groupe des Sept" (secondo la dizione di D'Ors). Nell'ambito di "Novecento", Tozzi si lega in particolare a Salietti. Espone alla Prima mostra di Novecento alla Permanente di Milano, porta due opere alla mostra del gruppo alla Biennale di Venezia e si fa promotore della conoscenza e dell'attività espositiva di "Novecento" a Parigi e all'estero: dal 1928 al 1933 si susseguono varie mostre dal titolo "Italiens de Paris". Attorno al gruppo gravitano Giacometti, il musicista Casella, Ungaretti e Comisso. Tozzi è attratto dalla poetica metafisica dechirichiana, declinata nel suo lavoro su una visione della pittura quattrocentesca di radici toscane, libera da ogni romanticismo e rigorosamente perseguita in stretta connessione con la quotidianità, sostenuta da semplificazione formale. Le sue figure femminili risultano tipicamente tornite, in perfetto rapporto con gli ambienti. L'attività di Tozzi è ampiamente riconosciuta. Nel 1927 espone con Novecento ad Amsterdam; nel 1928 espone alla rassegna "Les artistes italiens de Paris" al 'Salon de l'escalier' e si afferma all'Esposizione di Darmstadt "Der schöne Mensch". Nascono "L'officina dei sogni", "Miraggio", "La tavolozza", "La famiglia del pescatore". Nello stesso anno espone "Mattutino" alla Biennale di Venezia e vi presenta Chagall, Marcoussis, Foujita nella rassegna "L'Ecole de Paris". Nel 1929 espone alla Seconda mostra di Novecento alla Permanente di Milano ed allestisce alla galleria Georges Bernheim di Parigi una personale che incontra l'attenzione di Picasso. Ancora a Parigi espone coi colleghi italiani alle gallerie Carminati e Zack; con Novecento espone a Ginevra. Nel 1930 partecipa alla prima Mostra dei pittori italiani residenti a Parigi alla Galleria Milano e organizza per la XVII Biennale la sala "Appels d'Italie" (dove personalmente espone sei dipinti) con colleghi italiani e francesi presentati da W.George che ne parla come di "umanisti e classici". Il critico scrive in particolare di Tozzi nel saggio "Vers un nouveau classicisme" su 'La Revue mondiale' (Parigi, 15 gennaio 1930). Tozzi espone alla mostra "Artisti della Nuova Italia" a Berna e con Novecento a Buenos Ayres. È inserito nella "Storia della pittura moderna della Sarfatti". Nel 1931 presenzia alla prima Quadriennale di Roma ed espone alla galleria Bonjean a Parigi. Waldemar Georges e D'Ors ne scrivono in 'Formes' e in 'Chroniques du jour' ("Peinture italienne d'aujourd'hui") in occasione della mostra del sodalizio di italiani alla galleria Bernheim; J.Cassou su 'La revue hebdomadaire' (Parigi, 28 agosto 1932). Nella capitale francese Tozzi s'afferma come una delle personalità artistiche più in vista. Le sue opere entrano nei maggiori collezioni museali francesi e straniere. Ancora nel 1932 espone sette dipinti alla XVIII Biennale di Venezia. Nel 1933 organizza una nuova rassegna coi colleghi alla galleria Charpentier; dal Governo francese gli viene conferita la Legion d'Onore. Dagli ultimi anni Venti, nella pittura di Tozzi si evidenziano due novità: moltiplicazione degli spazi, sovente inseriti uno nell'altro con effetti di irrealtà, e maggior plasticità delle figure. La tecnica offre una materia granulosa che suggerisce la tridimensione. Tozzi cita l'iconologia dell'antichità classica con effetto illusionistico da bassorilievo. Le figure sono immobili, ieratiche, statuarie: geometrizzate le fisionomie dei volti ovoidali e dei torsi cilindrici. Sussistono ampi riferimenti alla metafisica nella rarefazione delle atmosfere, nell'aura di sospensione nelle quali la composizione si contempla tra quinte architettoniche dechirichiane, nelle citazioni del repertorio iconografico, nella Finzione del quadro nel quadro. L'artista prosegue l'attività espositiva: alla Biennale del 1934 con tre opere; alla Quadriennale del '35; espone in personale anche alla Galleria Sabatello di Roma e alla Galleria Bellini di Firenze. Di Ugo Nebbia uno scritto dedicato a Tozzi in Emporium (febbraio 1935); di J.de Laprade un articolo su "Beaux Arts" (Parigi, 24 maggio 1935). Tozzi stesso contribuisce a livello teorico alla definizione dell'arte di Novecento con scritti su 'Presse' e su 'Cahiers d'art'. Alla metà degli anni '30 una malattia ne interrompe l'attività pittorica. L'artista, nel momento del successo, è costretto a ritirarsi in Italia, a Suna. Nonostante ciò, Tozzi compie collabora all'apparato decorativo del Palazzo di Giustizia di Milano con l'affresco "Adamo e Eva dopo il peccato", opera in seguito rinnegata. La Biennale di Venezia gli accoglie tredici opere nel 1938, due nel 1942; Nel dopoguerra, due nel 1948 e una nel 1950. A Milano appare la monografia a firma E.Lo Duca presso Hoepli nel 1951. Un'opera nella "Antologia di Maestri" a Venezia nel 1952; cinque dipinti nel 1954. Alla fine degli anni '50, migliorando la salute, Tozzi riprende a dipingere con nuova ispirazione sui medesimi temi: nature morte, nudi femminili, bagnanti. Riappare con una personale nel 1958 alla Galleria Annunciata di Milano dove si ritrovano intorno a lui scrittori e storici dell'arte. M.Valsecchi presenta la personale di Tozzi alla Galleria del Cavallino di Venezia nel 1965 mente la rivista "Le Arti" esce con un numero monografico sull'artista nell'aprile dello stesso anno. C.L.Ragghianti invita il pittore alla rassegna "Arte moderna in Italia 1915-1935" a Firenze nel 1967. Tozzi intraprende nello stesso anno la serie delle "Bagnanti" rinnovando la propria meditazione pittorica sulla grazia femminile. Nascono "La grande giocoliera" nel 1970, "Donna dal braccio alzato" nel 1971, "Testa di donna" nel 1972. Di M.Valsecchi la presentazione per una personale milanese nel 1970. Dopo brevi soggiorni in Francia si stabilisce di nuovo a Parigi nel 1974. A.Verdet lo presenta nell'ultima personale parigina nel 1975. Uno scritto di E.Carli nel 1976. A cura di R.Monti il catalogo della mostra fiorentina a Palazzo Strozzi nel 1978. Tozzi risulta tra i protagonisti in tutte le rassegne dedicate al Novecento italiano e al gruppo degli Italiani di Parigi. Di L.Lambertini il saggio "La moderna classicità di M.Tozzi" nel catalogo della mostra celebrativa alla Pinacoteca comunale di Macerata nel 1980. Di M.Pasquali la scheda per il catalogo della mostra "La Metafisica, gli Anni Venti" a Bologna, 1980. Nel 1980-81 Tozzi figura alla rassegna "Les Réalismes" al Centre Georges Pompidou e alla Staatliche Kunsthalle di Berlino; nel 1982 alla mostra "Annitrenta, arte e cultura in Italia" a Milano; nel 1983 a "Il Novecento Italiano 1923-1933", al Palazzo della Permanente di Milano (scheda di S.Zatti). Di M.Pasquali il saggio nel catalogo della mostra al Museo del Paesaggio di Verbania - Pallanza, Milano 1995; a cura di M.Fagiolo dell'Arco la mostra e il catalogo "Les Italiens de Paris. De Chirico e gli altri a Parigi nel 1930" per Palazzo Martinengo in Brescia nel 1998. Vedute parigine dell'artista nella rassegna "Una stanza a Montmartre: il paesaggio francese nella pittura italiana da Boldini a Birolli" al Palazzo della Permanente di Milano nel 1999. Bibliografia

M.Pasquali (a cura di), Catalogo ragionato generale dei dipinti di Mario Tozzi, Milano 1988.

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Tel. 0575 648338


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