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Hair for Brain

di Kostabi Paul

5.000,00EUR

Hair for Brain
Opera autenticata di Paul Kostabi, 150x110, del 2006, tecnica mista su tela, incorniciata.
Trasandato e ricercato allo stesso tempo. Colpisce con un forte impatto visivo, conquista con dettagli inaspettati.
SENZA SOSTA - I dipinti di Paul Kostabi” - Mark Kostabi - Aprile 2002



Immaginate che un piccolo bambino entri in un museo e dipinga una casa con degli alberi sopra ad un’opera di Jackson Pollock, lasciando solo un pezzettino del Pollock in basso a sinistra senza pittura. Questa è solamente una tra le tante idee originali e coraggiose che si ritrovano nei dipinti di Paul Kostabi.

Più conosciuto per i suoi autoritratti pieni di rabbia, feroci ed espressivi, Paul Kostabi ha anche eseguito una notevole quantità di paesaggi, nature morte, composizioni astratte, catturando e rivisitando con personale sarcasmo, il linguaggio di alcuni artisti contemporanei tra cui Julian Schnabel, Jean-Michel Basquiat e Giles Lyon. L’autoritratto psichicamente devastato è il suo leit motiv, ma spesso Paul o ironizza sulla pretenziosa scala dei valori e sulla personalità troppo enfatizzata di alcune stelle dell’arte tra le più adorate o si mette ad esplorare intensamente le possibilità magiche del colore in un vaso di fiori su un tavolo staccato dal mondo. Il lavoro di Paul Kostabi è pieno di cura e trascuratezza. Ovviamente, lui ama dipingere, ma gli è indifferente farlo su tele pre-gessate di bassa qualità come quelle che adoperano gli studenti o sul lino più fine del Belgio. E’ come un Mozart che non smette di far andare le dita su qualsiasi tipo di pianoforte suoni – lo si può sollevare mentre le sue mani continuano a muoversi e metterlo sia davanti ad un Hamburg Steinway sia davanti ad un pianoforte giocattolo rotto, lui continuerà a suonare allegramente. Allo stesso modo, Paul dipinge con immutata passione sui Mars Bar o MoMa, su un cartone strappato o sulla migliore carta Arches, la sua unica guida è lo spirito artistico – ed è capace di sovvertire anche quello.

Recentemente, delle strane parole scritte in grande sono apparse nel suo lavoro a sovrapposizioni, come: “DARCO JOE ENA” e “CARE BAIP”. I significati sono intraducibili perché assolutamente personali. L’utilizzo delle parole è ancora un altro metodo grafico che Paul ha adottato dalla tradizione Modernista, esplorata per primo da Picasso e poi da Stuart Davis, Ed Ruschi, Mimmo Rotella, Julian Schnabel e Jan-Michel Basquiat.

L’uso del colore nelle opere di Paul è via via diventato più deciso e sottile. Nei primi anni ’80, quando Paul cominciò ad esporre a New York Lower East Side, nelle gallerie come Casa Nada su Revington Street, i colori erano frequentemente primari, acidi e apparentemente non curati, nello spirito East villane. Adesso, senza peraltro perdere energia, i suoi colori hanno spesso un’armonia quasi romantica, autunnale. Il complesso lavoro a sovrapposizioni a volte richiama le opere recenti di Terry Winters o le ultime lacerazioni di Mimmo Rotella. Con queste ricercate basi della recente storia dell’arte, è legittimo pensare che ci saranno ancora molte scoperte da fare.

In ogni modo sia, la raccolta dei vari dipinti che formano la prima mostra personale di Paul in Italia, è molto soddisfacente.

Negli ultimi anni, il mondo artistico di New York ha vissuto una nuova moda, quasi ossessiva, verso il lavoro ultra-slick e “perfetto”. Questa voglia di estrema “accuratezza” di molti giovani artisti e mercanti di New York fa sembrare il lavoro finish-fetish della California, cominciato negli anni ’60, grezza pittura di strada. Il lavoro di Paul Kostabi è l’antitesi di questo Neo-analismo. Lui preferisce guidare una Rambler con qualche graffio che una Lexus lucidata a specchio.

Silvio Guarasci : Paul Kostabi, vitalità di un artista 2002
Nel 1958 il critico inglese Lawrence Alloway usò per la prima volta, nei circoli artistici londinesi, il termine “Pop Art”. Esso indicava un tipo di pittura sorto nel dopoguerra che celebrava il consumismo e che era caratterizzato dall’interesse per le espressioni di massa. Pur emergendo in Europa, fu a New York, capitale del mondo culturale, che negli anni ’60 questa nuova forma d’arte attirò le attenzioni degli intellettuali. Di fatto la Pop Art rispecchiava principalmente la realtà della vita americana ossessionata dagli apparati pubblicitari. Nello stesso tempo rappresentò il riavvicinarsi degli artisti, troppo enfatizzati ed irraggiungibili, alla società reale. Gli oggetti più comuni, privi di complicazioni interpretative e di coperture metaforiche, furono proposti come arte. Le icone pubblicitarie che celebravano la società del consumo tramite la televisione, le grandi insegne luminose, i fumetti, erano i modelli preferiti e sfruttati dagli artisti pop. Esempio palese di questo fenomeno fu la ben nota lattina della Coca Cola che, in quanto simbolo del capitalismo americano, fu presto adottata come immagine d’arte; personaggi già miti come Marilyn Monroe, John Wayne, Jacqueline Kennedy, Elvis Presley, ottenevano la definitiva consacrazione tramite la pittura. Questo uso di elementi carpiti alla pubblicità, al cinema, ai rotocalchi, ai fumetti e all’industria allo scopo di creare immagini d’arte, attribuiva nuovi significati agli elementi stessi. Andy Warhol, Jasper Johns e Roy Lichtnstein raggiunsero il successo agli inizi degli anni ’60 grazie alla Pop Art da loro elaborata (in Italia ricordiamo Mario Schifano, Tano Festa e Franco Angeli). Nel 1959 il critico Lewis Jacobs coniò il termine “Underground” per riferirsi ad un genere cinematografico che, in seguito, coinvolgerà, con la corrente iperrealista post-warholiana, registi del calibro di Martin Scorzese e Francis Ford Coppola. Da segnalare nei primi anni ’60 , sono anche gruppi musicali come Beatles, Rolling Stones, Velvet Underground e cantanti come Janis Joplin e Bob Dylan che raggiunsero il successo proponendo una musica altalenante tra la canzonetta leggera, la ballata dal testo socialmente molto impegnato e l’incalzante ritmo del rock. Tra musicisti e pittori della Pop iniziò una serie di collaborazioni artistiche come, per esempio, l’illustrazione della copertina di un disco dei Velvet Underground da parte dell’onnipresente Andy Warhol. In conclusione i pittori della Pop Art sentirono la necessità di un contatto con artisti che, si erano mossi nella loro stessa direzione, sebbene in settori diversi.

Questa sintetica introduzione è stata necessaria per consentire una più chiara comprensione del soggetto di questo catalogo: l’artista Indrek Paul Kostabi.

Reduce da una recentissima collaborazione pittorico-musicale con Dee Dee Ramone, Paul è uno degli eredi della cultura post - Pop Art. Chitarrista, illustratore di libri, creatore di copertine discografiche e pittore sempre attento ad uno stretto contatto con la gente, Paul presenta, in questa mostra, oltre cinquanta dipinti. In essi si evidenziano geniale immediatezza e innata spontaneità. Tutte le opere, tra cui quelle con figure apparentemente infantili, (che per stessa affermazione di Paul rappresentano suoi autoritratti), sono frutto di una reale necessità di comunicazione sia con gli altri sia con se stesso. Paul, al contrario del fratello Mark, non si pone certamente il problema dello stile, della tecnica, della scelta ponderata dei soggetti e dei colori da usare. Principalmente intende stabilire con l’osservatore, un dialogo immediato, semplice, che si manifesta alla prima impressione. Persino la pittura usata sopra altra pittura (strati di colore sovrapposti a dipinti del fratello Mark), origina una nuova immagine. L’intervento di due mani diverse, che può sembrare di collaborazione, in realtà sottintende una diversa concezione dell’arte da parte dei due fratelli. Mark riflessivo, meticoloso nella figurazione, attento al titolo delle sue opere; Paul irruente, gestuale, caotico. Ciò nonostante un grande affetto lega i due, tanto che la breve introduzione a questa mostra è stata scritta dallo stesso Mark. Ritornando a Paul, è indicativo che la scelta di suonare dal vivo con gruppi musicali (Jesse Bates ,Dee Dee Ramone, Marky Ramone ed altri), vada di pari passo con l’uso pittorico di immagini semplici. Per Paul sono mezzi con cui allacciare una sorta di rapporto multietnico con la gente comune. Infatti, dove fisicamente Paul non può arrivare, arrivano i suoi quadri e le immagini proposte sono prive di discriminazioni e colme di immaginazione. Dipinge abbandonando il campo della razionalità e seguendo quello dell’emozione. Così, il nostro, arriva ad eseguire dipinti apparentemente casuali ma che l’istinto di compostezza, la grazia dei segni e il gusto del colore, rendono opere d’arte. Poiché io stesso, adolescente negli anni ’60, ho trascorso, una buona parte della vita suonando ed occupandomi d’arte come Paul, credo di potermi immedesimare in parte dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti. In conclusione, ogni attività svolta da Paul Kostabi ci manifesta unicamente la “VITALITA’ DI UN ARTISTA”.


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