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Paesaggio 1988

di Minezzi Antonio

700,00EUR 300,00EUR

Paesaggio 1988
Paesaggio 1988
dipinto su tela 30x40 cm
1988
autentica dell'artista




 ANTONIO  MINEZZI

Modena 1939

Si affaccia nel mondo dell’arte da giovane, grazie agli insegnamenti di suo nonno paterno, decoratore e pittore. Dopo un primo periodo riconducibile alle esperienze del naturalismo astratto, nel 1985 approda a linguaggi più allusivi del naturalismo lirico, fino a dipingere immagini dalle visualizzazioni ben identificabili. Nel 1990 ha inizio un nuovo filone creativo che valorizza la carta sia come mezzo di trasmissione culturale sia come luogo di esperienza vissuta.


 


Mostre personali


 


1975 Modena              Galleria L'Angolo


1977 Firenze               Centro Arti Visive Perseo


1978 Pietrasanta         Istituto d'Arte Stagi


1979 Modena              Arte Studio


1981 Veleso                Palazzo Comunale


1982 Sesto Fiorentino   Villa Luzzi


1983 Viareggio             Palazzo Paolina


1984 Firenze               Centro Arti Visive Perseo


1985 Arezzo                Logge Vasari


1988 Mesola               Castello Estense


Modena              Il Bulino


1989 Bologna             Arte Fiera


Bra                    La Gibigianna


Bari                   Galleria Putignani


Reggio Emilia      Galleria Citta di Reggio


Macerata            Galleria Civica


Recanati             Centro Nazionale di Studi Leopardian


Isola delle Femmine Rassegna Fimis (a cura di Vittorio Sgarbi)


1990 Bologna             Arte Fiera


Modena              Villa Bertarelli


Modena              Il Bulino


Modena              Biblioteca Estense


 


1991 Bologna               Arte Fiera


Bologna               Studio 5


Sabbioneta           Palazzo Ducale


Modena                Il Bulino


1992 Bologna                Arte Fiera


Langhirano           Castello di Torre Chiara


1993 Bologna               Arte Fiera


Napoli                  Galleria Il Fante di Quadri


Campione d'Italia   Galleria Civica


Ravello                 Chiostro del Convento di San Francesco


1994  Bra                      Galleria la Gibigianna


Gorgonzola            Galleria Arte 22


Varese                  Galleria Ghiggmi


Piacenza                Galleria Spazi Arte


Pavia                     Galleria Sansom


Busto Arsizio          Galleria Palmieri


1995 Bologna                 Arte Fiera


Lurate Caccivio       Galleria Nuovo Spazio


Bari                       Expo Bari


Verbania Intra         Studio Rodari


Milano                    Spirale Arte


Verona                   Spirale Arte Verona


1996  Monza                   Santuario alle Grazie


Milano                    Miart


Torino                    Fogola Galleria Dantesca


Pietrasanta              Spirale Arte Toscana


1997 Roma                      Galleria Il Sole


Monterotondo           Galleria La Mimosa


Seregno                   Galleria Olga Arte


Bologna                   Galleria Castiglione Arte


1998 Bologna                   Arte Fiera Milano Miart


Chiavari                   Galleria Forme dell'Arte


Bellagio                   Galleria Valentinarte


Martinafranca           Galleria Centro Storico


Finale Ligure            Galleria Ghiglieri


1999 Piacenza                   Spazi Arte


Ivrea                       Galleria Ago.Ar


Montichiari               Brescia 99


 

Nella Clara Roncaglia: Presentazione mostra al Centroartivisive

Antonio Minezzi si presenta, in questa sua "personale", con opere the caratterizzano tre momenti della sua evoluzione artistica. Si tratta, naturalmente, di tre fasi successive, confluenti Tuna nell'altra, che pertanto permettono di seguire lo sviluppo delle sue esperienze piu valide. Postosi sulla via delta ricerca segnico materica, aperta nei primi decenni del secolo da pittori come Michaud, Bissiere e Sonderborg, Minezzi rivela un legame profondamente affettivo con la struttura nel suo originarsi, con la genesi stessa dell'atto formativo, prima ancora che col definitivo chiarirsi di quel tattile linguaggio segnico, che dalla materia primaria, pur rimanendone impregnato, si libera come un trasalimento già in essa presente. Egli parte dalla superfrcie nuda, che bisogna animare. "Il punto di partenza, come scriveva Dubuffet, è la superficie da rendere viva. L'arte deve nascere dalla materia e dal mezzo, e deve conservare traccia del mezzo e delle lotte di questo con la materia".


Lo svolgersi dal tessuto strutturale di forme embrionali, simili a impronte di un mondo perduto, rende particolarmente suggestivi i monotipi e i "fossili", attuati, fra il `74 e il `75, in una tecnica che scava in profondità, per trarre dall'oscura sostanza materica i segni inespressi del subconscio. Nelle opere del periodo successivo, il colore diventa il fermento stesso delta materia che, nel suo ulteriore aggrumarsi, si accende di trasalimenti improvvisi. Il lievitare delle tensioni cromatiche, il cui rapporto costituisce il problema principale, evoca, senza fissarle, fantasie di magiche visioni, che aprono ampi spazi all'immaginazione dello spettatore, e provano come a volte sia difficile stabilire un confine preciso fra astrattismo e figurazione. Passando alla terza fase, la ricerca di evidenze segniche in una densa materia pittorica si fa piu attenta e sensibile, sorretta da una tecnica di arduo equilibrio compositivo. Dalla struttura iniziale si origina, attraverso una paziente rielaborazione, la scoperta delle relazioni cromatiche e delle rispondenze dei segni, mentre il lavoro manuale, preciso e controllato, segue, nella trama degli elementi, il libero gioco delta fantasia. Pur nascendo da stratificati spessori, la struttura materica diventa una sostanza fortemente impressionabile, entro la quale i segni, solcanti e ritmicamente iterati, svolgono in una scrittura orfica, e stendono in una tonale partitura temi ricchi di imponderabili sensazioni.


Nella Clara Roncaglia

Presentazione delta mostra al Centroartivisive Perseo di Firenze, 1977

Carlo Federico Teodoro: Presentazione mostra Centro Studi Muratori di Modena, 19

 


Per situare le odierne pratiche pittoriche di Antonio Minezzi in un'area culturale di riferimento ben definita, occorre partire abbastanza da lontano.


C'è in questi piu recenti lavori un riecheggiare - come poi si vedrà, lontano - della poetica del "continuum" spazio temporale connessa alle piu note " textures" di Piero Dorazio. Un riferimento certo illustre, che tuttavia pare soddisfare solo sul piano formale: laddove si colgono le analogie linguistiche fra opere the affidano la leggibilità ad una acquisizione del concetto di ripetitività: come crescere e procedere dell'opera per sommatoria di gesti pittorici. Ed ancora: occupazione - quasi totale - del luogo della pittura, ricostruzione di un flusso, nella sostanza ininterrotto, che è il pensiero che riflette il segno, i segni, le immagini si moltiplicano all'infinito. Il bordo fisico della tela e una cesura quasi artificiale che riporta entro i limiti della percezione un moto intellettuale tutto astrattizzante: oltre la forma, come visualizzazione di concetti filosofici.


Questo e, ovviamente, altro nel continuum di Dorazio. Spostandosi invece sul terreno della Aura prassi pittorica, e provando ad inserire il lavoro di Minezzi nel piu rarefatto terreno "analitico", credo si giunga a valutazioni affatto coincidenti.


Andiamo infatti a rileggere, ora che in qualche modo l'orgia di "nuova pittura", in più versioni e sfumature, ha ormai consumato i suoi piu rutilanti aspetti di "moda", quanto Maurizio Fagiolo scriveva nel `76 per "Cronaca" (Modena Galleria Civica, aprile-maggio): in quell'occasione egli alludeva, o forse sperava, ad un ritorno alla pittura come disciplina. Disciplina del pensare e del fare; disciplina dell'appropriarsi del mezzo strumentale; disciplina, e rigorosa, nel muoversi nello spazio limitato andando non alla ricerca di significazioni esplicative e di confronti piu o meno rassicuranti, quanto piuttosto - e forse unicamente - disciplina come attento (tutto interiore) recupero del valore  più vero del "fare" arte: il fare stesso, inteso come momento anche liberatorio, certamente gratificante, in cui 1'artista agisce: e non rappresenta nulla, solo dipinge. Un atteggiamento mentale solo apparentemente ermetico, in realty tutto dichiarato nel prodotto finale. E non stupisca - quantomeno non dovrebbe stupire - che anche questi intensissimi quadri di Minezzi - come i "cieli" di Battaglia, i "paesaggi" di Richter, le aspre materie di Cacciola ecc. possano d'acchito essere associate a fenomeni naturalisti.


Non c'è contraddizione: ogni immagine contiene in almeno due parametri di verifica: quello rassicurante dell'analogia con qualcosa di noto;l'altro, fascinoso ed un po' ambiguo dell'andare alla scoperta di valori nascosti, non raccontati, ma non per questo meno profondamente radicati nella coscienza e nella sensibilità dell'individuo. Scoperta che induce a domandarsi il "perchè" un'immagine è: con ciò scrutando il significato del gesto, apparentemente ossessivo e faticoso; per ciò accostandosi alla ritualità del "fare". Ci soccorre Gerard Richter: "Riflettere sullo strumento con cui posso produrre tutto ciò che voglio, quadri che si formano da un processo... quadri come giungle che formano una spazialità illusionistica... informali, astratti, monocromi, figurativi..." Quadri come "modelli per esaminare il procedimento pittorico" (E. Weiss, 1975).


Quadri, concludiamo qui, che ci introducono in quel delicato e complesso mondo di certezze e suggestioni, di idee e slanci the e dell'artista prima e oltre qualsivoglia rappresentazione.


Carlo Federico Teodoro


Presentazione della mostra al Centro Studi Lodovico Antonio Muratori di Modena, 1979


 


 


 

Michele Fuoco: Presentazione mostra alle Logge Vasari di Arezzo, 1985

Con un sistema di segni che, in un rapporto strutturale di ricambio con il colore, diventa linguaggio aperto ad una serie di possibilità interpretative si presenta (opera di Antonio Minezzi impegnato, da alcuni anni, in una pittura del dettaglio di esemplare nitidezza.


L'idea del particolare, della piccola cifra e data dall'esigenza di un'attenzione sempre maggiore all'interiorita, di cogliere anche piccole sensazioni e piccoli pensieri.


Trame di precisione, quasi da mosaico, e scansioni cromatiche anche minime offrono, in una intensa vita di relazioni, immagini dal molteplici aspetti, una compresenza di tanti motivi che spaziano dall'elemento naturale ad una riduzione del reale all'astratto, da una serena armonia della vegetazione ad allusività impalpabili.


Minezzi fonda la sua pittura su un gioco combinatorio interno, su intrecci sottili di fantasia per pervenire ad una "iconografia" che, pur possedendo una valenza autoespressiva di misura e di purezza, si definisce, proprio per la sua sostanziale indeterminatezza, con la "complicità" dell'osservatore, disposto a partecipare alla lettura autonoma del quadro.


Michele Fuoco

Presentazione della mostra antologica alle Logge Vasari di Arezzo, 1985


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