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Senza titolo 1018

di Antonazzo Bruno

200,00EUR 150,00EUR

Senza titolo 1018
Senza titolo 1018
Smalto e acrilico su tela
30x30 cm
Autentica dell'artista su fotografia

Nasce a Roma nel 1943, in piena seconda guerra mondiale, nello stesso giorno in cui gli aerei alleati la bombardano per la prima volta.
Un particolare di non secondaria coincidenza per la caratterizzazione di tutta l’attività dell'artista il quale, dopo una prima fase di palese pessimistica rappresentazione, approda, con gli anni, ad esprimere a pieno l'espressione più profonda della sua ricerca: l'amore, la pace, la sincerità e la serenità tra gli essere umani. Un’esigenza sentita nel profondo che si esprime in una composizione di colori testi sulla tela in stratificazioni, volute contrasti, effetti di prospettiva, con tinte forti e coinvolgenti, fortemente plastiche.Ha iniziato a dipingere in giovane età, muovendo i primi passi in un gruppo d'avanguardia romano degli anni '60 che gravita nell’area di via Veneto; le sue prime opere riflettono infatti orginali forme interpretative di paesaggi romani e dell’antica romanità (via Appia, Tomba di
Cecilia Metella...).Di agiata famiglia della buona borghesia del Salento, rimase ben presto orfano del padre - all’età di otto mesi - e subì poi vicissitudini d'una guerra che già allora si andava dimostrando sempre più dura è spietata .Alimentazione esclusiva e sofferta, nell'infanzia, a base di pecorino/parmigiano "tedesco" (bottino di razza di guerra, venduto a caro prezzo alle famiglie italiane costrette a dimorare nelle gallerie ferroviarie dell'hinterland romano), successivamente collegio, a Loreto prima, a Roma presso i salesiani dopo, hanno caratterizzato e pesantemente segnato i suoi primi anni di vita.
Estremamente sensibile, mai sopportò il clima ostile del collegio, non in linea, a suo dire, con l'esigenza, profondamente sentita nell'intimo, di sincerità, amore, amicizia.
Gli anni successivi - lasciò in fatti il collegio a tredici anni - lo spinsero sempre più verso la pittura e la ricerca di una forma espressiva che esaurisse i sensi più alti di un mondo ideale.
Provò, con trasporto, l'esperienza matrimoniale, tristemente fallita, suo malgrado, dopo pochi anni. Ed allora la sua pittura si fece d’improvvisa cupa e triste, con forti tensioni di pessimismo.Ma il tempo si è comunque rivelato un buon medico.
Da anni ormai, le tele sofferte degli anni ottanta hanno ceduto il passo ad una ritrovata e rinnovata
interpretazione dei valori da sempre rincorsi e l'artista, con le sue stupefacenti tele, ci prende quasi
per mano e ci conduce in un modo di "emozioni" e "gioia di vivere".
"Il mio credo?" ci dice"... la pittura deve essere un momento felice d'un incontro tra la gente, amicizia, rispetto dell'essere, umano, solidarietà tra i popoli... un vivere con intelligenza (per quell'unica volta che ci è dato di farlo)"..." il mio desiderio?" aggiunge "chi osserva le mie tele deve sentirsi sereno (me ne danno comunque conferma i miei collezionisti, dall’Europa all' Australia), scacciare via i pensieri tristi di ogni giorno e trasmettere tale stato positiva ad altri...".Amore è gioia di vivere, un inno ad una società migliore (o diversa) ed una condanna, ma forse meglio un rifiuto, di artefatti placebo sociali della quotidianità.

Le autentiche vengono rilasciate
dall'autore stesso contattabile al seguente indirizzo:


Diffusione Arte
Via C.CAttaneo 24C
37121 Verona
Tel. 348 3165110

Andrea Fabbri: Bruno Antonazzo un maestro della poetica infor­male



Naturalismo espressionista , o forse meglio  Espressionismo naturalista , è la definizione che meglio si adatta alla pittura di Antonazzo, per quel suo piacere di mescolarsi con l'elemento naturale, per quella sua urgenza di interferire creativamente con l'energia interna alle cose.


L'orizzonte e i confini che, via via, si avvicinano, sono quelli che contrasse­gnano una natura che si umanizza, mentre, a sua volta, l'artista corre verso l'abbraccio con la natura, verso un’immersione completa, in cui non deve esistere diffe­renza fra il tempo del gesto artistico ed il tempo della sua realtà; in cui lo sgorgare e il defluire della materia si sarebbero identificati con l'opera d'ar­te, ma anche con il fare l'opera d'arte.


Antonazzo si  sta    impossessando dello spazio; e forse lascia  che lo spazio si impossessi di lui, che le materia diventi magma spaziale, e soprattutto che l'energia profonda emerga fino all’estremo, che   l’energia primigenia  si trasformi in elemento concreto, presente, tattile per dare vita al suo mondo dove emozione , segno e colore si fondono in un “unicum” prorompente


E quell'idea di slancio supremo, di momento vitale e decisivo sotteso alla materia, non ancora trasformatasi compiutamente, la ritroviamo sempre nei suoi dipinti .


Ma è solo nel suo ultimo periodo che si realizza il raggiungimento di una materia­lizzazione vera del concetto, senza il suo stravolgimento, mante­nendo cioè una valenza di astrazione, inserita, però, in un tessuto connettivo avviluppante di sostenuta ed espressiva fisicità evocativa. Paesaggi che non sono paesaggi, figure che non sono  figure, forma alla stato latente che si concretizza in chi osserva, che lo rende partecipe di una creazione che si sta formando, in cui creatore e creato sono il risultato sinergico del miracolo della fantasia primigenia, la fantasia dell’eterno fanciullo.


Con l’opposizione tra razionale e irrazionale raggiunge  il risultato originalis­simo di far uscire l'astrazione da se stessa, senza perderla, senza dimenticarne la valenza ideale, peraltro riuscendo a con­cretizzarne la simbologia, dando spessore e dignità materica, direi tattile, alla forza-energia.


Ma questa continua oscillazione fra una spinta irraziona­le ed un raffreddamento meditativo di natura razionale, mi pare  possa essere giustificata proprio da questo incessante pulsare d'energia, questa miscela magmatica ribollente sotto la superficie dell'attività creativa. Antonazzo ora sente il bisogno di lasciarla emergere , di accompagnarla, di con­vogliarla   in alvei più controllabili..
Ci troviamo di fronte, con Antonazzo, alla comunione diretta, con "1'esprit" estremo e totalizzante dell'esistenza.


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