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Senza titolo

di Schifano Mario

n.d.

Senza titolo
Tecnica: smalto e collage su cartoncino
Esemplare: unico
Dimensioni: cm 100 x 70
Anno: tra il 1974 e il 1978
Autentica rilasciata da: fondazione Mario Schifano
Numero archivio: 74-78/138
Certificato d'autenticità: si

Nato ad Homs, in Libia, nel 1934 da un "onesto impiegato al ministero della pubblica istruzione", Schifano, tornato a Roma con la famiglia, aveva abbandonato la scuola fin da piccolo. "Ho fatto solo la terza elementare", ha sempre dichiarato, con un misto di orgoglio e di malinconia ("Era una forma di masochismo volontario", ha spiegato una volta. "Ma era una necessità: dovevo strappare il cordone ombelicale con la famiglia"). Poi, verso i vent'anni, dopo il servizio militare, cominciò a lavorare con il padre, nel museo etrusco di Valle Giulia. Fu lì che ebbe "la prima sollecitudine verso le cose esterne che mi piacevano: i paletti. Quelli bianchi e neri che i geometri mettono per terra per poi fare i rilevamenti topografici. Verniciavano i paletti, bianco e nero, bianco e nero. Questo mi aveva stimolato... Come all'esterno: semafori, cartelloni che vedevo quando con Tano Festa camminavamo parlando, nel paesaggio urbano".


I primi quadri di Schifano furono i celebri monocromi gialli (che molti critici interpretarono come esempi di neodadaismo sull'onda del new dada americano). Ma presto i quadri si cominciarono a riempire di segni tratti dal paesaggio urbano: cartelloni, scritte pubblicitarie, immagini-simbolo, come quella della Coca.Cola , che si allacciavano alla cultura pop. Il pittore, però, ha sempre rifiutato qualsiasi apparentamento troppo stretto con la pop art: "Ho fatto i miei lavori contemporaneamente, e non successivamente, alla pop art. La pop art la facevano loro e la imponevano, quasi come un fatto politico". Il successo arrivò presto e con il successo anche il denaro. "Nel '62", raccontò, "andai a New York inviato ad una mostra organizzata da Sidney Janes. La mostra si chiamava The new realist show. C'erano tutti: Rauschenberg, Oldenburg, Jasper Johns. Entrai così in un circolo che era anche un circolo d'affari. La società mi rincorreva, e la trappola fu il denaro".


Schifano ha sempre avuto un rapporto ambivalente con il denaro: da una parte l'ha cercato, l'ha usato e ne ha goduto all'eccesso. Dall'altra ha sempre rifuggito il rapporto di sudditanza che il denaro può creare all'artista, sperperandolo a valanghe; e anche finanziando, nei primi anni Settanta, gruppi della sinistra extraparlamentare ("Do denaro a questi ragazzi", diceva. "D'altra parte perché no? Lo guadagno con brutale facilità"). E' questo il doppio volto di Schifano, quello che ne fa in tutto e per tutto un artista maledetto, difficile, controverso, amato e conosciuto da tutti, e nello stesso tempo spesso malvisto e denigrato. Di questo doppio volto fanno parte i numerosi arresti per droga ("Ormai era diventato un gioco", racconta: "Ogni volta che qualche ufficiale della Finanza o della polizia voleva fare carriera, veniva da me e mi arrestava"), ma anche le polemiche fatte in passato sui suoi quadri "dati via per niente" (mentre lui si schermiva: "Non posso darli al prezzo a cui li vendono i mercanti, non me la sento"). Sono le contraddizioni, gli sbalzi caratteriali e le mille facce dell'artista che Goffredo Parise, nel '65, definì "Un piccolo puma di cui non si sospetta la muscolatura e lo scatto".


Oggi, che ha 62 anni e un figlio di 11, il puma ha perso forse qualche pelo, ma non l'irruenza, lo scatto, l'imprevedibilità. Ancora adesso, come un tempo, il suo studio è invaso dai televisori perennemente accesi, dagli impianti Hi-Fi, dalle macchine fotografiche sempre pronte a fissare un'immagine, a trasformarla, a riprenderla in mille angolature diverse per farne un quadro. I colori sono stesi, come un tempo, con velocità, senza riflessioni o ripensamenti. Ma i procedimenti diventano, se possibile, ancora più complessi: le immagini non vengono più passate direttamente sulla tela. Prima vengono manipolate al computer. E il computer serve anche per un'altra operazione: collegare lo studio dell'artista con tutto il mondo attraverso internet, la rete delle reti. Chi vuole, già adesso può visitare un'antologia virtuale delle opere dell'artista sul proprio computer di casa ( il sito ufficiale è http://www.kjws.com/schifano). Ma fra qualche settimana sarà possibile collegarsi in diretta proprio con Schifano, grazie ad una telecamera puntata, giorno e notte, al centro del suo studio. L'utopia che l'artista insegue da sempre, di un luogo senza frontiere, aperto a tutte le immagini del mondo, sulle quali ognuno può intervenire liberamente per poi ributtarle, libere, di nuovo nel mondo, si sta forse per avverare


La vita


Nel 1934 nacque a Homs, in Libia. Nel 1960 emerse come la figura maggiore della scena artistica romana partecipando alla mostra “cinque pittori di Roma ‘60” alla Galleria La Salita, rassegna che comprendeva anche Francesco Lo Savio, Franco Angeli, Tano Festa e Giuseppe Uncini. Nonostante, il talento e la facilità della sua pennellata “succulenta” Schifano si è sempre ribellato alla concezione della pittura come intrattenimento estetico.


1959/61


I suoi dipinti presentavano solamente uno o due colori, che egli applicava su carta da imballaggio incollata su tela. L’influenza di Jasper Johns si manifestava nell’impiego di numeri o lettere isolati dell’alfabeto, ma il modo di dipingere di Schifano era maggiormente imparentato con quello di Robert Rauschenberg. In un quadro del 1960 si legge la parola “no” dipinta con sgocciolature di colore in grandi lettere maiuscole, come in un graffito murale.



Il giudizio critico
All’epoca trovavano interessante l’uso di “colori industriali” da parte di Schifano e facevano notare la rassomiglianza delle sue pitture con le insegne stradali. Secondo Maurizio Calvesi le sue tele evocavano “l’attesa e l’astinenza”, raffiguravano “un nulla che contenesse un progetto per qualsiasi cosa”. Arturo Carlo Quintavalle vedeva i primi lavori di Schifano come una sorta di sostituto del marxismo, una ricerca dentro l’ideologia ed il linguaggio che presentava un’alternativa praticabile rispetto all’illustrazione realistica di temi sociali alla maniera di Guttuso.




La prima mostra personale
Si tenne nel 1961 alla Galleria" La Tartaruga" di Roma, la quale esponeva anche opere di artisti quali Cy Twombly, Kounellis e Rotella.
Il cinema
Non accontentandosi di essere semplicemente un esecutore di immagini pop dipinte fluidamente Schifano assecondò l’interesse per il movimento volgendosi anche al cinema. Il suo film "satellite" del 1968, rivela il mondo come un continuo flusso di immagini che attraversano i muri dello studio. Le ambizioni di Schifano verso un cinema più rivoluzionario rimasero tuttavia frustrate per le difficoltà nel reperire i finanziamenti necessari.







Il riconoscimento Internazionale e artistico


Il riconoscimento internazionale arrivò nel 1962 con l’inclusione nella mostra “The New Realists” alla Sidney Janis Gallery di New York. All’incirca in quel periodo, Schifano cominciò ad adottare motivi più complessi, sovente presi a prestito dalla pubblicità, per esempio i marchi della Coca-Cola o della Esso. Probabilmente non era un caso che proprio queste insegne costituissero la visibile, onnipresente testimonianza del predominio economico americano. Si lasciò poi affascinare dalle tematiche futuriste della rappresentazione del dinamismo in pittura. In molte opere di quest’epoca si ritrova il motivo di un uomo che cammina, con i movimenti espressi mediante torsi e gambe molteplici, come in un quadro dedicato al ricordo di Giacomo Balla dipinto nel 1964.


I suoi quadri e la televisione
Un gruppo di dipinti del 1970 prese di mira quindi il potere della televisione e degli altri mass media. Qui le immagini erano poste in una cornice nera, come entro uno schermo televisivo, e presentavano la scarsa nitidezza e gli angoli arrotondati di quelle del tubo catodico; le tinte erano vistose ed esagerate, come se la manopola fosse stata girata al massimo, ma la pennellata rimaneva seducentemente pittorica.
Schifano in Asia
Disilluso circa la possibilità di creare un’arte socialmente efficace, Schifano abbandonò per un certo tempo la pittura e si rifugiò in una comunità in Asia.



Schifano e le foto storiche


Negli anni Settanta ed Ottanta la sua opera si è applicata, in maniera crescente al soggetto dell’arte e degli artisti, utilizzando fotografie di “icone” storiche come quelle di de Chirico, Henri Matisse, Leonardo da Vinci, Paul Cèzanne e il gruppo dei futuristi. Questa tendenza può essere fatta risalire al suo dipinto Futurismo rivisitato (1966), in cui il titolo è tracciato sopra la famosa foto dei futuristi presa in occasione della loro esposizione del 1912 a Parigi. Muore il 26 gennaio 1998, stroncato da una vita fatta di eccessi e sregolatezza in un ospedale romano. Grazie Mario, ci mancherà il tuo genio !





 


Mercato : Internazionale
Prezzo di Riferimento (50x70): Da 8000 a oltre 50000 Euro secondo i periodi e le tecniche

Fondazione Mario Schifano Onlus.

Via delle Mantellate 15/A
00100 Roma
Tel. 06 68136758


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